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Tutti a dire che “non si fanno più figli”, che l’Italia è un Paese vecchio, stanco, senza ricambio generazionale. E allora via con gli appelli: fate figli, fate figli, fate figli. Ma nessuno si prende la briga di fare la domanda più semplice e più scomoda: come diavolo si fa a fare un figlio, oggi, in Italia?

Perché mettere al mondo un bambino non è solo una scelta affettiva: è una scelta economica, sociale e logistica. E in questo Paese – dove gli stipendi sono fermi, il lavoro è precario, gli affitti sono folli e i servizi pubblici carenti – fare un figlio è diventato quasi un atto eroico.

Prima di chiedere ai giovani di “ripopolare la nazione”, chi governa dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio e ammettere: non è la natalità a mancare ma le condizioni per renderla possibile.

In Italia si fanno sempre meno figli

Il dato è ormai noto, ribadito da ogni report Istat, rilanciato dai media, dibattuto nei convegni politici. L’Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di natalità in Europa. Siamo un Paese che invecchia rapidamente, con un ricambio generazionale sempre più debole e con aree interne che si stanno svuotando.

Il problema è serio. Serissimo. Una società senza giovani è una società senza futuro. E lo Stato, giustamente, se ne preoccupa. Ma ciò che indigna è il modo con cui si affronta la questione.

Ogni anno, puntuali, arrivano appelli pubblici, campagne istituzionali, bonus spot, dichiarazioni paternalistiche che chiedono ai giovani italiani di “fare più figli”. Ma tutto questo – diciamolo chiaramente – suona come una presa in giro.

Una richiesta scollegata dalla realtà

Perché i giovani non fanno figli? Non certo per egoismo, per individualismo o per mancanza di senso del dovere civico.

I giovani non fanno figli perché non possono. Non vengono messi nelle condizioni di farlo. E questa è la verità scomoda che nessuno vuole ammettere.

Oggi mettere al mondo un figlio significa sobbarcarsi un impegno economico e psicologico enorme. Significa affrontare costi che, per molte coppie, sono semplicemente insostenibili. Secondo recenti studi, il costo per crescere un figlio in Italia, fino alla maggiore età, supera abbondantemente i 150.000 euro. E questo senza considerare eventuali spese mediche straordinarie, attività extrascolastiche o studi universitari.

Tutto questo mentre:

  • Gli stipendi medi sono inchiodati da vent’anni e non tengono più il passo con l’aumento del costo della vita.
  • Il mercato del lavoro è frammentato, precario e scoraggiante. I contratti a tempo indeterminato sono un miraggio, specie nel Sud. Tanti giovani si muovono tra stage gratuiti, partite IVA mascherate, tirocini malpagati.
  • I servizi per l’infanzia sono carenti e costosi. I nidi pubblici sono pochi, le liste d’attesa sono lunghe, quelli privati hanno costi insostenibili per molte famiglie.
  • Il welfare familiare è affidato più ai nonni che allo Stato. Il sostegno reale alle famiglie è ancora approssimativo e disorganico, fatto di misure emergenziali o “una tantum”.

In queste condizioni, come si può chiedere ai giovani di diventare genitori?

Una retorica pericolosa

Il paradosso è evidente. Lo Stato, che non riesce a garantire ai suoi cittadini un presente dignitoso, pretende da loro un atto di fiducia verso il futuro. Ma un figlio non si fa per salvare l’economia di un Paese. Un figlio si fa se si ha la possibilità, la serenità, la speranza.

Chiedere ai giovani di “fare figli per salvare le pensioni” è un discorso freddo, strumentale, economicista. È un appello che ignora tutto ciò che c’è dietro una scelta genitoriale: l’amore, certo, ma anche la stabilità, la sicurezza, la fiducia nel domani. E quando mancano questi ingredienti fondamentali, l’unica cosa a essere salvata è il silenzio.

Serve una svolta strutturale, non vacui spot pubblicitari

Non servono altri bonus da 200 euro. Non servono slogan. Serve un piano strategico, serio, pluriennale. Serve una vera politica familiare.

  • Riforma fiscale a favore delle famiglie. Una fiscalità che tenga conto realmente dei carichi familiari.
  • Case accessibili. Affitti e mutui calmierati, agevolazioni per le giovani coppie.
  • Lavoro stabile e dignitoso. Investimenti sul lavoro giovanile, premi fiscali per chi assume con contratti stabili.
  • Asili nido per tutti. Gratuiti o quasi, accessibili in ogni comune, con orari flessibili.
  • Condivisione dei carichi familiari. Congedi di paternità obbligatori e retribuiti come quelli di maternità.
  • Scuola pubblica forte. Perché investire sull’istruzione è investire sul futuro dei figli.

Un figlio non si fa per dovere

Finché non verranno affrontate le cause profonde della denatalità, ogni discorso sulla natalità sarà vuoto. Perché il problema non è che i giovani non vogliono fare figli: è che lo vorrebbero, ma non possono permetterselo.

Non bastano più le parole. Servono fatti e servono ora. Altrimenti, non ci sarà nessun ricambio generazionale… ma solo un lento e inesorabile declino.


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